Novembre 2003 Verona
Esseri di fuoco
da terre lontane
contemplo uscire
sfidanti
terreni impervi,
da sete
di destino
tormentati;
di libertà,
di felicità
insoddisfatta fame.
Il contadino
s’inchina,
respira
a pieni polmoni
da questa terra
storia,
profumi
e sogni.
Semina
a ritmi
lungi, e lenti.
Attende
s’avverino
le speranze
trasformando
sudore,
terra e seme
in pane e vita
insieme.
Intravvedo
Sì, al di là
di campi,
spighe gonfie
piene e pronte,
ma l’affacciarsi
ancora
all’orizzonte,
mi spaventa,
di deserti spettrali
percorsi
dal gran fiume
madre di civiltà
sepolte
in sabbie infuocate
fossili
di desideri eterni,
d’una umanità
ancora
in attesa
di rugiada
e nuove fertilità.
Si contorce
Il fiume
tra pietre e gole,
s’affatica,
lentamente
tra pianure
paludose;
su fondali
e sponde
depone limo
sempre vergine,
e all’invito
della vita
sussulta,
risponde.
Non smettere,
getta il seme
inchinati
su questo orizzonte,
innalza
la preghiera
sulla semente
gettata:
spunteranno
voci, anime,
cuori
altre lingue
altri volti,
di mondi
possibili
e sempre nuovi.
Ho osato
sognare
terre di pace
lungo rive
da secoli
bagnate,
e ancora oggi
insanguinate.
Per quanto tempo
ancora
lacrime e dolore …
e morti
cavalcheranno
irrispettose
foreste e deserti?
Mi hai segnato,
terra mia,
con alleanza
eterna:
il marchio
della tua passione,
della tua speranza.
nell’anima mia
Ora contadino,
la fronte bagnata,
rugosa,
dopo la semina,
le spalle
al mio passato
attendo
dall’arcobaleno
di pace
un fiume
d’esseri liberi
che celebreranno
la racccolta.
Ho intravvisto
la gloria
nel figlio
del villaggio
di un sud del mondo
consacrare
pane e vino,
venuto da lontano
per annunciare
che Cristo
finalmente
si è incarnato
africano.