Maggio 2006

 

Pellegrino sognatore

 

Carissimi Amici,

 

Alla mia età mi ritrovo missionario al di là della mia immaginazione.

Me ne sono reso conto in treno da Verona a Roma. Come il Comboni, in versione un po’ più moderna ma molto più modesta , vado a Roma sognando. Mi ha gettato , immerso in questa utopia, il mio Arcivescovo Card. Gabriele Zubeir Wako, il  settimo successore del Comboni nella sede episcopale di Khartoum. Coraggiosamente ha rilanciato la visione profetica del Comboni che concretamente vide da lontano la fondazione di una Università Cattolica nel  Sudan. Card. Zubeir mi ha incaricato di intrecciare rapporti con persone e Istituzioni perché quest’opera deve essere veramente cattolica, universale; deve coinvolgere il più gran numero possibile di forze ecclesiali.

 

Quindi mi ritrovo pellegrino sprovvisto senza una mappa, una scaletta di iniziative: parto da zero, ma con nel cuore il suo sogno. Tutto questo ha del pazzesco; perfino alcuni miei colleghi-confratelli pur non dicendolo faticano a credere che nel Sudan moderno possa avverarsi  questo parte del Piano del Comboni.   Sono quindi uno che non ha i piedi per terra; ma proprio questo è il bello perché averli in “cielo” per me significa che questo sogno è di Dio. È stato messo nero su bianco da un santo della taglia di Daniele Comboni; non è mai stato dimenticato e si è radicato nel cuore del suo successore e di tutti i vescovi sudanesi.  È una buona premessa questo e certamente un augurio. Per me che ne ho preso il virus!

 

Sono abbastanza grintoso, e  non vi nascondo che ho anche una certa paura, timore del rifiuto, dei no detti a mezza voce, incoraggiamenti fasulli, di voltafaccia … Quello che mi sostiene è la fede di un normale cristiano: so che Dio ha le sue strade che ci fa percorrere; così le porte si spalancheranno, gratuitamente, e saranno come tante carezze donate al momento giusto, l’abbraccio inatteso che sai venire dall’alto come per assicurarti: va avanti …

 

Ho cominciato a scrivere in treno che è già in ritardo di un’ora; non mi sto lamentando delle ferrovie italiane perché so che dovrà portarmi, questo sogno,  non solo a Roma, ma anche Torino, Venezia ….

Sono arrivato e riprendo a scrivere. Prima di imbarcarmi per questo nuovo impegno questa mattina mi sono inginocchiato all’altare della Confessione in San Pietro dove il Comboni ebbe in dono il Piano per la Rigenerazione dell’Africa riflettendo sulla sua esperienza di missione in Sudan.

Mi fermai poi a lungo alla tomba di Giovanni Paolo II che oso definire il mio santo. Sento  ancora il suo sguardo che si è impresso nel mio cuore quel giorno che, per puro caso, mi trovai con una mia cugina dietro il colonnato sinistro di  piazza San Pietro.  Lui passava con la macchina dritto in piedi; si stava dirigendo  alla nuova chiesa dei Martiri d’Uganda per consacrarla. Come fu lì a quattro passi gridai il suo nome “Karol”! Egli si voltò verso di me subito, mi sorrise e mi fissò un istante con quei suoi occhi penetranti.

Rimasi davanti alla sua tomba per ricordargli quel suo sguardo, quel suo sorriso donatomi ripetutamente a Manila, a Roma, a Nairobi, a Khartoum. Gli chiesi la sua intercessione per il progetto sognato da lontano nel tempo da Daniele Comboni che egli beatificò e fece santo. La sera di quel giorno ero in partenza per il Sudan ! 

 

Non sono tanto incline a fare pellegrinaggi, il che non vuol dire che non servano a rafforzare la fede e l’amicizia con Cristo. Ma questo mio pellegrinaggio a Roma mi è stato profondamente caro. Come tante cose mi è venuto spontaneo rinfrancarmi. Ho voluto condividere con voi questo momento di pellegrino sognatore. Vi saluto con gioia.


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