Verona                                                                                                           Maggio-Giugno 2004

 

 

 

Pace = festa di popoli

  

Carissimi Amici,

 

Aspettavo con ansia il giorno. Finalmente sono stati firmati i protocolli per la pace nel Sudan la sera del 26 Maggio 2004 a Naivasha (Kenia). Per i negoziatori è il risultato di  due anni di lavoro intenso;  per i rifugiati sudanesi, le loro famiglie, i combattenti  significa la fine di 21 anni di sofferenze, sogni stroncati per i due milioni di morti; per i superstiti nuove speranze.

M’è venuto spontaneo quindi abbinare pace e festa dei popoli. Finalmente una guerra dimenticata dell’Africa è stata fermata. E` stato spento un focolaio. Tutti siamo coscienti che ce ne sono ancora altri, troppi, ma almeno uno ha cessato di fare terra bruciata tutto intorno. E` necessario continuare a spegnere gli odi che fomentano le guerre. È necessario far festa.

Ed è coincidenza piena di senso che proprio in maggio i gruppi missionari della diocesi di Verona si impegnano a celebrare la “Festa dei Popoli”; un’iniziativa all’insegna dei colori dell’arcobaleno, appunto la pace tra i popoli. Mira questa festa a celebrare ciò che capita già tra noi alla chitichella, a livello di incontri personali, occasionali, non programmati: la conoscenza dell’altro accanto, l’incontro con coloro che da vari paesi del mondo vengono in questo “bel paese” a cercare un lavoro, una vita dignitosa per le proprie famiglie, un futuro migliore. Sappiamo che c’è un prezzo da pagare! Succede quando ci si accoglie: ci si libera dalle proprie autodifese per prendere decisamente la via del rapporto umano sentito, vicino, reciproco, rispettoso, caldo, amichevole con tutti. La parola d’ordine è abbattere i muri.

Sono stato “forestiero” anch’io per tre volte in vita mia: a 18 anni negli USA, a 25 nel Libano, a 27 anni in Sudan. È vero che per me, missionario, trovarsi straniero nelle nazioni  è stata una scelta, ma ciò non ti risparmia il pungilione della lontananza dalla  famiglia, l’imbarazzo causa l’ignoranza della lingua e della cultura , i pregiudizi, l’insicurezza, , legata alle situazioni politiche, sociali e religiose, le difficoltà dell’adattamento ... Conosco quanta gioia si prova nel semplice incontro con un connazionale in terra straniera, lo scambiare due parole nella propria lingua, gustare un piatto nostrano. Sentirsi dire ‘tu sei il benvenuto tra noi’ dona ancora più gioia. Dobbiamo forse imparare a dire semplicemente: sentitevi i benvenuti in questa terra.

            La festa dei popoli è un dono tutto nuovo sopratutto se viene celebrata là dove sorge all’orizzonte il dono della pace come nel Sudan. È verso i paesi come il Sudan, il Congo, l’Iraq che il cuore naviga. Ci sono tutti coloro che hanno voluto e vogliono giorno dopo giorno impegnarsi per la pace. Così facendo ci ritroviamo figli di Dio e fratelli.

Auguroni e buone vacanze.

 

 

P. Giancarlo


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