Gennaio2004 Khartoum
La speranza di Khartoum
Carissimi Amici,
Vi scrivo da Khartoum, dove mi trovo con un gruppetto di giovani del gruppo missisonari Missione e Pace di Isola della Scala (VR). Hanno preferito usare le loro ferie (sono lavoratori!) per vedere da vicino la vita di questo popolo sudanese alla ricerca della sua pace. Cosi’ sono stati presentati alle varie comunita’ cristiane prima della preghiera domenicale: sono fratelli e sorelle che vengono per manifestare la loro solidarieta’, poveramente quanto si vuole, ma pur sempre sentimenti di solidarieta` fatta di simpatia, amicizia, fortissime strette di mano, di mille sorrisi per lo stupore di sapere che ci sono persone che vengono da lontano semplicemente per ess ere con loro, pregare con loro, fare un po` di cammino con loro. Sono venuti per poi poter ‘narrare, raccontare’ poi come negli Atti degli Apostoli una visita ad una comunita` cristiana che vive in Sudan Africa.
Non e` facile descrivere l’atmosfera di questi giorni qui nella capitale sudanese. Si respira certamente un gran desiderio di pace che sembra essere proprio dietro l’angolo della strada. Nelle conversazioni certamente il grande soggetto e` la pace che si mescola con quel senso di festa che si sprigiona dalla gente per la festa musulmana del sacrificio. Cinque giorni per pregare, rigraziare Dio, per rinforzare la speranza in un paese che ha conosciuto molta sofferenza, spargimento di sangue, morti senza numero, famiglie spezzate, vendette e odi, e sogni infranti di molti giovani, nel loro crescere da una guerra fratricida senza senso
Ma come sempre Khartoum e` una citta` di contraddizioni. Si vede chiarissimamente dove la citta` sta orientandosi: verso una capitale che nel giro di pochi anni avra` poco da invidiare a qualsiasi altra capitale del petrolio arabo nei suoi palazzi, grandi supermercati, banche d’ogni tipo, costruzioni in atto che costelleranno poi il cuore del potere politico ed economico di questo paese. E attorno a quste costuzioni migliaia di esseri umani che alla maniera di un esercito costruiscono le nuovi piramidi. Esseri umani che poi alla sera devono ritornare ai loro campi di rifugiati, riposare per ricominciare la fatica di un nuovo giorno. Alcuni di questi con i quali ho parlato sono ritornati a casa loro un giorno di questo mese di gennaio per scopr ire che la loro povera dimora e` stata distrutta . Il motivo? Parola del presidente Sudanese: ‘non ci deve essere un solo cittadino sudanese che occupi illegalmente il pezzo di terra dove ha eretto la sua dimora: e` tempo di pace!’. Ma non viene detto che questi sudanesi ( tutti rifugiati a causa della guerra!) per poter avere un pezzetto di terreno dovrebbero essere capaci di riasparmiare sufficientemente per pagare per il terreno. E risparmiare non possono perche` ci sono bocche da sfamare, bambini da mandare a scuola, pagarsi le medicine, da vestire, comperare una coperta per per proteggere i bambini dal freddo che viene dal deserto. E la` fuori fa freddo!
I parroci con cui ho parlato dicono che circa 250 mila rifugiati sono stati spostati ancor di piu` lontano nel deserto, quindi ancor piu` lontani dai loro posti di lavoro, quindi piu’ spese per il trasporto, piu’ fatica nel cercare il necessario per sopravvivere. E’ tempo di pace! E sia.
I ragazzi sono andati oggi alla prigione di Omdurman delle donne: l’anticamera dell’inferno. Donne incinte, donne con in braccio i loro bambini, donne condannate anche all’ergastolo per aver ucciso, imbruttite se non proprio imapazzite dalle condizioni disumani di una prigione costruita non per rieducare (!) ma solo per punire. E per quali delitti? Per sfamarsi moltissime delle detenute sono andati contro la legge anti alcohol, hanno rubacchiato una pezzo di pane dalla tavola del ricco, hanno cominciato una rissa per essere state offese nella loro dignita` di donne africane da uomini pieni di boria …
Abbiamo visto bambini che molti di voi stanno aiutato perche’ possano andare a scuola, seduti per terra, scrivere su un quaderno posato sulle ginocchia perche’ la loro scuola con banchi e lavagne e` stata distrutta poco tempo fa`. Non c’e’ tempo da perdere perche` fra pochi giorni la ‘scuola ‘ chiudera` i ‘battenti’ e bisogna fare gli esami seduti per terra. L’importannte e` andare avanti, sempre.
Khartoum e` in questi giorni, e` penso lo sara` ancora per molto tempo luogo di speranza per molti, ma per la maggioranza rimane ancora il luogo della e per la loro sopravvivenza. Ci saranno ancora lunghe file di lavoratori che ogni mattina si mettono a disposizione del datore di lavoro che decide quanto dare e per quanto dare. Questa capitale sara` ancora luogo della sofferenza, per un esilio che si prolunghera` nel tempo secondo che le decisioni dei potenti che saranno buone se una volta per sempre si abbandonera` i propri interessi e si pensera` a questi due milioni e mezzo di rifugiati da piu` di vent’anni sono stati abbandonati letteralmente nel dese rto della propria esistenza e lasciati a combattere da soli per la propria sopravvivenza e quella dei loro figli.
Eppure, nonostante tutto, e questo e` il miracolo, la vita scorre per le strade della capitale come nei campi rifugiati. Migliaia e migliaia di bambini; non sai da dove vengono ne dove vadano per un boccone di pane; bambini che al mattino presto li vedi camminare per raggiungere la loro scuola e poi giocare con un niente in mano e costuire con la loro fantasia un villaggio intero con pezzi di legno. Nella loro fantasia c’e` posto in questo villaggio per la chiesa, la scuola, il campo da gioco per i bambini, mercato, il comune, il giardino, il ristorante e perche’ no la moschea!…. La vita qui non morira` mai. Questo ci ha riempito di gioia e cresce in noi come in loro la speranza, che dopo tutto, il Dio della vita sembra essere piu` deciso a donare vita proprio dove l’uomo si accanisce contro la vita. Poi ci sono le scuole tecniche che la chiesa in Sudan attraverso I missionari sono state fatte, la facolta` di informatica, la nuova maternita`… i dispensari nei campi rifugiati, le scuole serali dove si alimenta la speranza, si combatte, si cade, si riprende il cammino, si rafforzano i sogni dei deboli. Il tutto con una dignita` che non cede un millimistro allo scoraggiamento, ma semina riconciliazione e s’impegna nella sua poverta` ad arricchire di coraggio chi ne e` stato privato piu’ della parte che gli aspetta.
Il giorno della festa i 4 di Isola della Scala fecero un giretto per le strade quasi vuote nel cuore di Khartoum. Si avvicino` loro un ragazzino, saltellando e beneaugurando per la festa musulmana del sacrificio e offrendo loro delle caramelle… Gianluca racontandomi il fatto esclamo`: ‘ E` la prima volta che un bambino mi offre un caramella in vita mia e dovevo venire proprio qui in Sudan!!! Piccola cosa, naturalmente, ma che la dice lunga sulla capacita` di incontro dei semplici a partire proprio dalla proprio poverta` e sulla semplicita` di condividere cose umili con gioia e dignita`.
Da Khartoum pace a tutti voi. A presto
Chiara, Gianluca, Monica, Erika, P. Giancarlo