Khartoum - Verona Febbraio 2005
1867 EUCARISTIA INEDITA 2005
27 Novembre 1867 Daniele Comboni scrive a sua padre da Korosko nella Nubia:
“Gettate le nostre tende sotto un dattero, vicino alla sponda del Nilo, primo nostro pensiero fu di celebrarvi la messa ... Non posso a parole esprimere la consolazione che provammo ad offrire l’augusto sacrificio in questa sciagurata terra, ove forse, a quanto fummo assicurati, non fu mai immolata l’Ostia pacifica della nostra Redenzione”.
13 Febbraio 2005 scrivo nelle note del mio ultimo viaggio nel Sudan: “ è domenica, giorno del Signore. Prima di quaresima. Dentro la cappella antecedente una delle piramidi dei re di Meroe (nella Nubia - Nord Sudan) assieme celebriamo l’eucaristia con Gianluca, Chiara, Tina, Francesca e Idelma. Ci fa da altare una pietra del tempietto su cui posiamo un po` di pane, un po` di vino. Facciamo memoria del passato di questa Nubia dei faraoini neri e loro discendenti, sorprendenti ruderi di storia sporgenti dalle dune;sentiamo viva questa Nubia diventata famosa per i suoi regni cristianidurati dieci secoli a partire dal quarto dopo Cristo; ci caliamo nel presente di questo Sudan che sta vivendo momenti di trepidazione per una pace appena raggiunta dopo anni di guerra con i suoi due milioni di morti, cinque di rifugiati, sofferenze inaudibili, infinita stanchezza di guerra. Il tutto è deposto su questo pietra - altare resa sacra dalla presenza di Cristo e dalla sua parola ‘ non di solo pane vive l’uomo’.Quanto è vera questa parola. La nostra commozione è profonda, sincera, forte, inculturata, in un contesto assolutamente da sogno. Sono sicuro che mai eucaristia fu celebrata nell’atrio di una piramide di un re meroitico dal nome ancora sconosciuto”.
Questa coincidenza non è stata voluta: ci siamo semplicemente trovati li`. Così questa eucaristia ci carica di una speranza resistente al pessimismo più di quanto lo possano essere questi rimasugli di storia umana alle intemperie, alle sabbie del deserto, ai predoni di tombe, alle conquiste e invasioni militari, agli egoismi e poteri d’altri tempi e di oggi. È stato così per Comboni e per noi che abbiamo voluto per 20 giorni toccare con mano, vedere negli occhi di esseri umani, sentire nella loro stretta di mano sogni di futuri migliori per il popolo sudanese di oggi 2005 che si è gettato dietro alle spalle “armi, cavalli e cavalieri”. Per sempre, lo speriamo.
Nel 1867 il Comboni ritornava in Sudan per dare inizio alla missione di salvare l’Africa con l’Africa. Ed ora abbiamo una chiesa viva, anche se povera, fedele pur nella sua debolezza, cosciente che questo è il momento del Signore, l’opportunità migliore offertale per rilanciare con coraggio l’annuncio della riconciliazione, lavorando per la ricostruzione di un popolo debilitato da troppo dolore e da troppe morti, ma nella sua composizione umana ancora giovane e pieno di energie, come del resto in questo corno dell’Africa.
Abbiamo vissuto la nostra eucaristia del 13 febbraio 2005 riflettendo sulla forza di un pò di pane e di un po` di vino, sulla condivisione di tempo, risorse, professionalità, e fede di laici venuti da lontano, come i primi laici del Comboni, per ricostruire il Sudan con il Sudan. Al Comboni hanno dato del matto e del sognatore; ci onorate se anche voi ci ritenete dei visionari. Perchè per alcuni di noi la nostra avventura sudanese dal 26 gennaio al 16 febbraio 2005 non è stata che un “apri cuore” una boccata d’aria fresca che ci convince a rimboccarci le maniche per gli altri. Ciao
Gianluca, Francesca, Chiara, Tina, Idelma e p. Giancarlo