Febbraio 2004                                                                                               Isola della Scala

Le sfide di Khartoum

 

 

 

 

Carissimi Amici,

     Da Khartoum ho mandato ad alcuni, via posta elettronica,  due righe battute a ferro caldo: le speranze di Khartoum. Di ritorno dal Sudan le acque si sono calmate e come il Nilo stanno depositando sul fondo dell’animo limo raffinato, spero fecondo. Due immagini mi permettono di definire la sfida della capitale Sudanese in preda alla febbre per la pace: la torre e una casa di fango segnata da una x. Demolire per costruire: la tentazione dell’uomo che crea il suo regno a spese dell’uomo, senza investire nell’uomo, nelle sue capacità di ricostruire una nuova umanità dopo tanta sofferenza: 20 anni di guerra, 2 milioni di morti, 4.5 milioni di sradicati e stremati a tal punto che sembrerebbe difficile perfino formulare una speranza.  Speranza che non può essere concepita se sulla tua vita l’x della demolizione è stata posta. Oso sognare: tra la torre e la casa segnata dalla x una chiesa, certamente debole nelle sue risorse umane e  materiali che grida nel deserto: il Sudan non potrà costruire la sua pace sul petrolio ma solo investendo sull’africano e sull’arabo che devono decidere di disegnare e pianificare il loro futuro insieme.

Durante gli anni della guerra la chiesa in Sudan ha difeso i deboli, il diritto alla vita, a denti stretti ha tenuto aperte le scuole, ha dato dignità alle donne, le più provate tra i figli d’uomo in quella terra, ora nella pace dovrà liberare tutto il popolo Sudanese dalla tenzazione dell’accaparramento delle ricchezze, il consumismo, il materialismo,  e indicare con la parola e la vita la strada dei valori umani, africani e cristiani. Dovrà masticare la parola amara di Dio fino a che diverrà dolce al palato e l’unica luce ai passi di un popolo che ha già camminato troppo tempo nel labirinto dell’odio, del fanatismo, dell’oppressione idiologica.    

Un bambino sbircia da sotto le mani riparandosi dal sole e ti fissa nel cuore. Si aspetta da te almeno il tuo sorriso. E un abbraccio di solidarietà e amicizia. Non negarglielo!

Amici, fra poco si porrà fine ad una delle più atroci guerre dimenticate in Africa;  Tenetevi informati e date il vostro sostegno per la ricostruzione della società Sudanese.

Grazie per tutto il vostro sostegno.

 

Monica, Chiara, Gianluca, Erika, p. John


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