AI MARGINI DI UN VIAGGIO….

 

Gianluca, Erika, Chiara e Monica assieme a P. John Ramanzini, comboniano, sono ritornati dopo un soggiorno di tre settimane nel Nord Sudan, nel segno della solidarietà e della fraternità cristiane. Hanno portato con sè la comunità cristiana isolana.

 

Cosa hanno visto:

  1. Una capitale in pieno fermento, un cantiere a cielo aperto come Se si  preparasse ad accogliere le ricchezze e i popoli del mondo: stanno sorgendo grandi Hotels, banche di ogni tipo, nuovi uffici e dipartimenti governativi, supermercati moderni con tanto di cinema, ascensori, tappeti scorrevoli; le strade vengono allargate a sei corsie. All’incrocio dei due Nili sta innalzandosi verso il cielo un hotel a 5 stelle a forma di barca con vele di più di cento metri d’altezza …..L’impressione è che diventerà prestigiosa e sarà una tra le grandi capitali dei Paesi arabi.

 

  1. Attorno alla città i campi rifugiati esistono ancora e vengono distrutti (almeno alcuni, ma il piano è quello) per far posto alla pianificazione (nuove costruzioni per mercanti e facoltosi). La gente viene spinta sempre più nel deserto attorno a Khartoum. È evidente che capitali non ne vengono spesi per dare loro una  casa, scuole, ospedali. Sorgono pero’ nelle zone pianificate.

 

  1. Comunità cristiane che vivono ancora sulla soglia della miseria, ma vivono nella speranza che la pace porti un po’ di sollievo dalla sofferenza. La vita continua con tutti i problemi legati alla povertà, mancanza di lavoro, le malattie, i problemi sociali. Celebrano alla Domenica questa loro vita, sono pazienti e vivono la loro povertà con dignità. E’ il tempo della profezia per la chiesa Sudanese per aiutare la gente a non cadere nel materialismo e  nel consumismo; bisogna tenere vivi i valori prettamente africani come il senso della vita, l’ospitalità, vivere in serenità, la dignità della persona umana, della donna, della famiglia …

 

Cosa hanno provato:

1.      Il contrasto tra la ricchezza dei pochi e una povertà estrema delle masse.

2.      La quasi totale indifferenza del governo nei riguardi dei rifugiati.

3.      Che la loro presenza è stata percepita come segno di vicinanza e solidarietà alla loro situazione.

4.      Un certo imbarazzo nel “fare la carità”. Cioè la paura di offerderli nella loro dignità di poveri nel vero bisogno.

5.      La capacità di questa povera gente di accogliere con gioia gli ospiti; il saluto spontaneo dato senza paura, l’invito ad entrare nelle loro povere dimore, di condividere un tè, un  bicchiere d’acqua. Il dialogo semplice tramite gesti.

6.      Mai atteggiamenti di sgarbo o di rifiuto da parte dei musulmani o altri.

7.      La gioia di essere presentati a e accolti con calore dalla comunità cristiana durante l’Eucaristia. Il saluto di tutti fuori della chiesa. Bella l’accoglienza nelle comunità dei missionari e missionarie.

8.      Dispiacere nel venir via; il senso di impotenza, il non poter far nulla subito per sollevare la gente dalle sofferenze; la necessità che abbiano la loro casa, un’educazione, cure mediche etc.

9.      Il porsi delle domande sulle cause della fame, sul perchè le risorse non vengono sfruttate …. Il sentirsi coinvolti e  allo stesso tempo sfidati dalla loro sofferenza, dalla loro capacità di sopportazione di situazioni indicibili. Qualche cosa si può fare da qui in Italia …Come, cosa, chi interessare a questi problemi

10.  La loro creatività nel tenersi bene, vestiti colorati, pur nella povertà del materiale, nel mostrare che cosa sanno fare …. (vestitini, la pasta locale, lavori a mano …).


Scarica