Verona                                                                                                                                                           Dicembre 2004

Nel tuo sguardo

il sud est asiatico

 

Dal mio piccolo posticino

Nel mondo,

impietrito

scorgo 

sul tuo volto

come sovrimpressione

l’accavvalarsi

di onde di morte,

della tsunami

schiantarsi

l’infinita violenza

sul tuo creato

su esseri umani.

 

Che senti Dio?

Più il boato

Di un rabbioso màgma 

O il pianto

Di madri

Che hai risparmiato?

Dov’è la tua bontà

La mano che protegge,

del tuo cuore

nei nostri discorsi

l’infinita pietà?

 

Non rispondi?

M’arrabbio!

Non perchè

Del nuovo anno

Ci hai rovinato

La festa di capodanno!

Se volevi,

La mano

Potevi alzare

Come una volta

Sulle quelle onde!

L’hai fatto

Su dodici

Increduli amici.

Ma chi sono per te

Quei 30mila bambini

Che dell’innocenza

Hanno il tuo volto?

 

Perchè, perchè ...

Vendicativo? Indifferente?

Assente? Lontano?

 

Che dici di te o Dio?

 

Rivelati

Per quello che sei.

“Ho dato, ho tolto”!

Non mi basta

come risposta

a questo enorme torto.

“Porta la tua croce!”

Un bambino?

una madre

in quei posti

come se ne avesse poche!

Cosa avresti fatto,

Tu che di noi

Hai la stessa  carne,

al posto di quella madre

che si stringe al seno

due bimbi

e per salvarne uno

abbandona l’altro

al grande male?

 

“Non parli male

Nella tua rabbia.

Ricorda

che su quella via

al mio calvario

del Cireneo,

anch’io

chiesi una mano!

Di me vide

L’incapacità

Di tutto il mio dolore

Sopportarne

La brutalita`.

Si`! Credo nell’uomo

capace

di solidarieta`.

Un uomo

Venuto dal campo

calloso e stanco,

ha portato con me

di tutti il dolore,

l’umana tragicita`.

 

Fratello povero, bisognoso

Tra voi di solidarieta`

Vivo, di dono

ogni vostro giorno

in totale abbandono

del vostro cuore alla generosita`.

 

P. Giancarlo


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