Esseri di fuoco
da terre lontane
contemplo uscire
sfidanti da terreni impervi
assetati di destino,
libertà, insoddisfatta fame
di felicità.
Il contadino s’inchina
e respira a pieni polmoni
dalla sua terra
ricordi, profumi
e sogni
che a ritmi tormentati
mai abbandonati
si trasformano,
sudore, terra e seme,
in pane, vita e dono.
Al di là di campi,
di spighe gonfie
di speranze,
s’affacciano persistenti,
sul mio orizzonte
ancora
deserti spaventosi
segnati, sferzati
dal dio fiume
costruttore di civiltà
da secoli sepolte
in sabbie conservatrici
di sogni d`eternita`
velleità` umane,
torri sepolte
spettri
d` immane orgoglio
dell`uomo oppressore.
Si contorce Il fiume
tra pietre e gole,
s’affatica, rode sponde,
si libera
deponendo benigno
piu` oltre
limo di vita
sempre piu`, sempre nuova.
M’inchino da anni
su questo scenario
scrutandovi voci, suoni,
colori, la parola
d’altre lingue
d’altri volti.
Ho seminato sognando
terre di pace
lungo rive da secoli
sterili, insangunate
pur fecondate,
da aneliti secolari
di liberta`.
Quando spariranno
lacrime e dolore …
e le morti, le violenze
che cavalcano irrispettose
foreste e deserti?
Mi hai scolpito, o terra,
come da roccia,
segno dell`alleanza,
nell’animo
con il tuo marchio
la passione,
la speranza. Spero, amo!
Oggi come il contadino,
la fronte bagnata,
rugosa, a fine stagione
attendo dall’arcobaleno
della risurrezione
oceani d’esseri liberi
celebrare con me
di questa terra
la nuova nascita,
la pace, di un nuovo futuro
l`aurora, a festa incoronata.
Cristo, stella del mattino
Alzati luminoso
Su queste tenebre
Ancor gravide di vendetta;
disperdele
nell`immane nulla
di vite spente dall`odio;
Incontraci a Emmaus!
Spezza con noi
Il pane dell`alleanza:
la tua e nostra vita.